Champions ed Europa League – Commento sparso sui sorteggi

Ormai vale la pena vederli come si vedrebbe una partita. Perché anche se in campo non ci scende nessuno, da un sorteggio può dipendere o meno tutta una stagione.
Oggi a Nyon, come sempre, si è alzato il sipario che ha delineato gli ottavi di Champions ed i sedicesimi di Europa League.
Cinque le italiane interessate: Milan (Champions), Napoli, Juve, Fiorentina e Lazio (Europa League).

Il Milan pesca l’Atletico Madrid.
“Menomale. Poteva capitarci di peggio”, dicono in Italia. Peggio di una squadra primatista il Liga con il Barcellona e sopra al Real Madrid? Peggio di una squadra che su sedici partite ne ha vinte quattordici, persa una e pareggiata una? Peggio di una squadra che ha chiuso da prima imbattuta il girone di Champions con  16 punti, a +10 dalla seconda?
Contenti voi.

Napoli-Swansea.
Dove si trova Swansea? In Galles. Ah.
E dove si trova il Galles? Nel Regno Unito. Ah.
Vabè, l’importante è vincere. Comunque i gallesi hanno un bell’allenatore, Laudrup, e belle individualità. Teneteli d’occhio.

Trabzonspor per la Juventus.
Allora ditelo che vi piace la Turchia, il Kebab e i gol di Sneijder.
Se passa può incontrare la Fiorentina.

Esbjerg-Fiorentina.
Il sorteggio migliore, anche se in Danimarca a Febbraio fa freddo freddo.
Se passa, e deve passare, può incontrare la Juve.

Lazio- Ludogorets.
Il sorteggio migliore (parte II), ma i bulgari sono andati forti nel girone, proprio come la Lazio, battendo PSV e Dinamo Zagabria.

Barcellona-City.
Voglio proprio vedere questo City dove vuole arrivare.

PSG-Leverkusen.
Questi francesi sempre così fortunati, eh.

Borussia-Zenit.
La striscia fortunata continua anche ai sorteggi.

L’Arsenal pesca il Bayern.
La sconfitta del San Paolo costa. Almeno questo.

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Napoli, Mazzarri e Cavani non sono il vero problema

Con il campionato pronto a chiudere i battenti dopo aver recitato la sua ultima scena domenica prossima, ad impazzare da qui alla fine della prossima estate sarà sicuramente il calciomercato che, giorno per giorno, minuto per minuto, accompagnerà, come fa da qualche anno, le giornate afose dei calciofili di mezza Europa.

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Le voci insistenti sulle eventuali partenze, ormai sempre più probabili, di Walter Mazzarri ed Edinson Cavani si trascinano senza fatica in tutto il Paese, gettando il più delle volte i tifosi partenopei in un clima di insicurezza che non può far altro se non destabilizzare un ambiente conscio di essere la seconda forza nei confini nazionali e di doversi preparare al meglio per le serate europee che la prossima stagione non mancheranno.
La formula “Mazzarri-Cavani”, però, rischia di spostare l’attenzione da quel che dovrebbe essere in realtà il vero obiettivo della società, ossia formare una squadra con calciatori che siano pronti ad ambire a determinati obiettivi, tralasciando finalmente quest’aura di mezza mediocrità che ci si porta avanti dai tempi della Serie C.
Arrivare a calciatori di primo pelo significherebbe proteggersi le spalle da una stagione, la prossima, che esigerà tutte le energie tecniche e mentali a disposizione, e al contempo convincere proprio i due presupposti partenti che in realtà la via esatta da percorrere è ancora quella che passa accanto al Vesuvio.

 

Le notti di Champions non sono pronte ad accogliere nuovamente le uscite a vuoto di Aronica e Britos, i cross sbilenchi di Maggio e Dossena, o le palle perse di Inler e Donadel.
“Mazzarri-Cavani” non è il vero problema di questa squadra: il problema è essere pronti ad una eventuale loro partenza.
Le porte, quelle in uscita, sono sempre aperte, è bene allora che lo siano anche quelle in entrata.
Perchè se è vero che “son tutti utili ma nessuno indispensabile”, allora stiano sicuri i tifosi che la scalata partita qualche anno fa non potrà di certo fermarsi per due soli elementi.