FILM – “Once Brothers”, la storia di Vlade e Drazen

Il 7 Giugno del 1993 muore in un incidente d’auto Drazen Petrovic.
Ci sono due cose che non potrà più fare: vincere un anello NBA – lui, tra i primi europei ad incantare le stelle e le strisce – e salutare quello che qualche anno prima era stato come un fratello. Vlade Divac.

vlade-drazen-500

“Once Brothers” è un film-documentario girato da ESPN, in occasione della catena ’30 for 30‘ con la quale il canale americano ha dato, tra il 2009 e il 2010, voce alle storie che hanno cambiato lo sport d’america negli anni addietro.
In questa occasione la storia è quella di Drazen Petrovic, playmaker che dalla Croazia – pardon, Jugoslavia, ma ci torneremo – finirà per incantare le platee d’oltreoceano all’inizio degli anni ’90, prima a Portland ma soprattutto nel New Jersey.

Cresciuto cestisticamente nella Jugoslavia degli anni ’80 il talento di Petrovic esce fuori in tutta la sua forza negli anni passati tra il Cibona Zagabria e il Real Madrid.
La fama del ‘Mozart del basket’ crebbe però soprattutto grazie alle imprese compiute con la sua nazionale: dal bronzo e argento olimpico prima a Los Angeles e poi Seul, tra 1984 e 1988, fino all’oro europeo e mondiale nel 1989 e nel 1990.
A condividere quella esperienza e quella maglia c’erano due fenomeni che, insieme allo stesso Drazen, avrebbero fatto conoscere il loro nome alla NBA negli stessi anni: Toni Kukoc, scudiero fidato di Michael Jordan ai Bulls, e Vlade Divac, compagno di Magic ai Lakers e poi perno dei Sacramento Kings.

La storia fraterna di Drazen e Vlade durava dagli anni delle giovanili e continuò ben oltre il punto di partenza: da sempre compagni in campo e fuori, i due condividevano anche la stanza durante gli spostamenti: troppo diversi nei comportamenti e nei caratteri per non essere l’uno complementare all’altro.
Drazen è il serbo attento, riflessivo, quasi angelico, che in campo trasformava tutto il suo essere; Vlade è invece il giocherellone, il superficiale, quello che da armonia al gruppo, ma che poi si scende in campo e allora zitto e gioca.
La fiamma e tutta la candela tra i due si spezza quando, a cornice della situazione politica – sfociata poi in aperta guerra civile – jugoslava, emergono tutte le differenze tra il ‘serbo’ Divac e il ‘croato’ Petrovic.
Esemplare il gesto con cui il primo strappa una bandiera croata dalle mani di un festante tifoso al termine della gara che assegnerà all’allora ancora Jugoslavia dopo la vittoria del Mondiale.

Dopo quell’episodio, la Croazia di Drazen continuerà a vincere, conquistando l’Argento alle Olimpiadi di Barcellona del 1992, in cui i croati si arresero solo al Dream Team americano.
I due fratelli non si parlarono più, triste epilogo per chi come loro aveva condiviso anche gli anni americani, con un filo scottante tra Los Angeles e Portland, dove Drazen stentava i primi passi nel Nuovo Continente.

Il 7 Giugno, per uno stupido scherzo del destino, Drazen torna da una trasferta in auto e non con il bus della squadra.
La sua storia finisce li, schiantato contro un Tir.
Ci sono due cose che non potrà più fare: vincere un anello NBA e salutare quello che qualche anno prima era stato come un fratello. Vlade Divac.
Divac non parteciperà al suo funerale. Anni dopo si presenterà alla madre di Drazen chiedendole di perdonarlo. Non c’è nulla da perdonare, come risponde lei.
Divac lo saluterà, finalmente, davanti alla sua lapide. Drazen – il talento europeo più grande mai esistito – non potrà mai rispondere.

Annunci

Federico Buffa: la voce, la passione, la storia. Incontro con..

Capiterà poche volte nella vita di sentirsi cosi. Con tutto al posto giusto.
La passione, l’ardore, il volere, il gioire. Nella stessa stanza un centinaio di individui giunti da (quasi) ogni dove per condividere parole. Con la stessa passione, con la stessa malattia  – ‘The disease’, ci insegna il Maestro – con la stessa attenzione.

Ad incentrare il tutto, Federico Buffa.
Personaggio del momento, non solo sportivo. Amato da tutti, amante di quello per cui tutti eravamo li: il basket.
La forma di poesia sportiva più alta che possa esistere, più spettacolare che possa giocarsi, più emozionante che possa raccontarsi.
Due ore, quasi tre, passate sul filo del racconto, carambolando da una storia all’altra, facendo sponda tra aneddoti, ricordi, biografie e sentimenti.
Quello della NBA è un mondo che non si finirebbe mai di raccontare. Probabilmente è il modo più limpido che ha lo sport per dichiararsi al mondo.

Credits to: Pierfrancesco Accardo - Basketinside.com

Credits to: Pierfrancesco Accardo – Basketinside.com

Da Pistol Maravich agli Heat Campioni, da Jimmy Goldstein agli Spurs sconfitti, da Kobe Bryant fino all’ultimo Draft.
In un sorso, tutto.
Una sorta di pathos emozionale, che sa allargare il campo di conoscenze; un flusso continuo di informazioni, condivise e condivisibili. Tutti sulla stessa frequenza, sognando l’America o i playoff, sognando l’oceano che ci divide – a mio parere, ma non solo – da quello che è lo show più bello che sia stato creato.
Centro dell’incontro, il suo libro. “Macchè libro..”, perchè ‘Black Jesus’ è in fondo un insieme di storie che non hanno nulla a che vedere l’una con l’altra, eppure cosi intrecciate.
It’s the game.
Il gioco più bello del mondo.
Capiterà poche volte nella vita di sentirsi cosi. Con tutto al posto giusto. E con la persona migliore per fartelo capire.

Ps. Il tutto era cominciato cosi.

“Ho firmato molti autografi prima di parlare. Sicuramente tra voi c’è qualcuno che vorrà fare un giorno questo mestiere o che forse già lo fa.
Quello che vi dico è non abbiate paura. Abbiate il coraggio di dire ai vostri genitori ‘Si, lo so che non sono pagato, lo so che lavoro ore e giornate e non si vede un soldo, lo so che non ho la benchè minima visione di futuro, ma abbiate fiducia.
Perchè se un giorno si aprirà anche solo una piccolissima porta io saprò infilarmici dentro’.
Vedrete che avranno fiducia in voi. Vi risponderanno ‘Va, va. Uno, due o tre anni. Va che ti mantengo io’.
Leggeranno dentro voi la vostra passione.”

Fotografo: Pierfrancesco Accardo – basketinside.com